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Benvenuti sul blog della maestra Rosalinda Ierardi!
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giovedì 15 maggio 2014

Mamamò: due mamme guidano i genitori nel mondo delle nuove tecnologie

Mamamò: due mamme guidano i genitori nel mondo delle nuove tecnologie

Al motto di "Non mettete i vostri figli semplicemente davanti a una consolle. Insegnategli a sviluppare il loro videogioco!" due mamme, Roberta Franceschetti e Elisa Salamini, esperte, la prima di editoria e marketing per le aziende, la seconda di contenuti digitali per bambini e educazione ai nuovi media, hanno unito le loro idee in una start up, un portale rivolto ai genitori di oggi e non solo.


Mamamò www.mamamo.it


Genitori, insegnanti, editori, grafici, videomaker e sviluppatori, ovvero tutte quelle figure che ruotano attorno ai "nativi digitali" e che spesso necessitano di un aiuto per destreggiarsi nel mondo delle nuove tecnologie, nella scelta dei contenuti digitali migliori, nell'essere attenti ai pericoli della rete.


Nel portale è possibile consultare le news sul mondo delle tecnologie, leggere le recensioni sulle migliori app destinate all'istruzione, al gioco, al tempo libero, ai libri, a mamma e papà, all'alimentazione, e non da poco ai bisogni educativi speciali.
Le app sono organizzate per categorie, supporto o età.



Inoltre, all'insegna della comunicazione, sul portale è possibile segnalare le proprie app, usufruire di servizi per sviluppatori, editori e aziende, dai post sponsorizzati, alla pubblicità, fino alla consulenza per la localizzazione di app straniere e per la realizzazione di app per bambini.

I contenuti digitali del portale si rivolgono a bambini tra i 4 e i 14 anni e prevede una serie di progetti offline: laboratori, corsi e incontri sull'educazione al digitale.

Alla domanda di Giampaolo Colletti nell'articolo su Rnext La Repubblica delle idee "Qual è l'elemento cardine del progetto?" le mamme stratupper rispondono così:" Il ribaltamento di prospettiva. Quando si parla di bambini, web e digitale si parla di solito dei pericoli e della sicurezza. Mamamò intende invece guidare gli adulti a scegliere il meglio dei contenuti digitali e a sfruttare tutte le opportunità educative che l'universo dei bit offre. Il digitale è anche creatività, è educazione all'autonomia, è allargamento delle competenze tradizionali, supporto ai bambini con bisogni speciali. Non mettete i vostri figli semplicemente davanti a una consolle. Insegnategli a sviluppare il loro videogioco".

Mamamò è presente anche sui social network.

lunedì 12 maggio 2014

Coder Dojo ... Be cool!

Coder Dojo

I Coder Dojo sono laboratori di programmazione (informatica) gratuiti per bambini e ragazzi.


Coder Dojo è presente in tutto il mondo e da qualche tempo anche in Italia tra le cui sedi troviamo Bologna.
Proprio a Bologna, città in cui vivo, ho avuto modo di partecipare a una data speciale dedicata alle maestre, anziché a bambini e ragazzi, un Teacher Dojo inserito nell'ambito dell'evento "Il Digitale a Scuola" organizzato dal Servizio Marconi T.S.I dell'USR Emilia Romagna, con cui collaboro da quest'anno.

All'Urban Center/ Sala Borsa io e le altre maestre siamo state accolte dalla collega Alessandra Serra, in duplice veste di maestra e neo-mentor e dai mentor Carmelo Presicce, MarcoMichael, Giacomo, Angela Sofia, Luigi, Daniele, Alessandro, Laura, Ugo e Raffaele, giovanissimi psicologici, ingegneri e programmatori informatici.
In maniera informale e con molto calore, questi ragazzi si sono occupati di noi con serietà e professionalità e direi anche tanta pazienza: sfido a tenere un corso a una trentina di maestre scatenate ed entusiasticamente coinvolte!
All'interno dei Coder Dojo, i mentor sono volontari appassionati di programmazione e informatica, che partecipano agli eventi organizzati dal Dojo volontariamente e in forma del tutto gratuita, per divulgare questa forma di creatività supportando i bambini e aiutandoli nei loro dubbi e nelle eventuali difficoltà. 

Durante il laboratorio abbiamo ricevuto le prime istruzioni per l'utilizzo di Scratch, un programma per l'apprendimento creativo per realizzare giochi, storie e animazioni.
Scratch è davvero straordinario, si tratta di un linguaggio di programmazione visuale che permette di gestire la programmazione informatica attraverso funzioni dalle sembianze di mattoncini di costruzioni che, incastrati tra loro, danno vita ad animazioni; in sintesi la fase primordiale della programmazione che poi evolvendo porterà alle vere e proprie stringhe in html.
Il V.P.L. Visual Programming Language consente la programmazione tramite la manipolazione grafica degli elementi e non tramite sintassi scritta.
Scratch, utilizzabile in tutte le lingue, ha una versione online sul web e una versione offline scaricabile.
I protagonisti sono selezionabili tra gli sprite su uno sfondo scelto tra le proprie immagini o tra quelli messi al disposizione dal programma, così come le musiche e i suoni.
Qui le stringhe sono sostituite da blocchi divisi in categorie: movimento, aspetto, suono, penna, variabili e liste, situazioni, controllo, sensori, operatori e altri blocchi; tutto organizzabile tra Script, Costumi e Suoni.

Qui di seguito un breve video di presentazione su come funziona.
A Bologna gli incontri di circa tre ore, avvengono più o meno con cadenza mensile, si impara ad utilizzare Scratch per creare programmi e semplici videogiochi, tutto diviso in due tempi: nella prima parte i mentor spiegano ed illustrano il funzionamento di Scratch e fanno riprodurre degli esempi ai bambini, dopo la merenda sono i bambini a sperimentare direttamente e a personalizzare le animazioni e i giochi.
I bambini possono iscriversi online sul sito, devono portare con sé un pc con alimentatore in cui sia già installato Scratch, una merenda e un genitore!

Molto apprezzate e condivise dalle maestre sono state "Le 7 regole d'oro per il mentor"di Barbara Laura Alaimo


Ogni bambino viene incoraggiato e assecondato nei suoi tempi e nelle sue capacità, il tutto in spirito di condivisione e perché no anche di peer tutoring, molto spesso sono i bambini stessi che, una volta appresi i segreti, li trasmettono ai loro coetanei, diventando "baby mentor".

I mentor bolognesi sono anche autori del milkbot un robot nato dal binomio cartone riciclato del latte + Arduino pilotato con Scratch.


Insomma, un'ottima opportunità per i bambini che apprendendo la programmazione possono sviluppare più competenze anche non direttamente riconducibili all'informatica.

Visita i siti ufficiali:
Coder Dojo
Coder Dojo Italia
Coder Dojo Bologna

È possibile contattare i vari Coder Dojo anche su Twitter @coderdojo e @coderdojobo o su Facebook.

Sul sito Code.org è possibile imparare un'Ora di Codice, sull'homepage è attivo il contatore ben in vista di quante siano le persone nel mondo che hanno imparato un'ora di programmazione; campagna di sensibilizzazione verso la scienza informatica e l'arte dello sviluppo.
L'iniziativa gratuita permette ad adulti e bambini di imparare a programmare attraverso esercizi graduali e guidati dai tutorial realizzati anche da personaggi famosi come Bill Gates, Mark Zuckerberg, gli ideatori di Dropbox e Twitter, la prima donna ingegnere di Facebook, giocatori dell'NBA e tanti altri, alla fine dei singoli percorsi si riceve un attestato.


E allora Be cool con Coder Dojo!

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lunedì 30 dicembre 2013

Internet ci rende stupidi?

Internet ci rende stupidi?

"I figli sono più intelligenti dei genitori (grazie a Internet)"

Da WIRED.it

"Internet ci rende stupidi?"
"Essere totalmente risucchiati in questo mondo pieno di stimolazioni, con informazioni che ci bombardano da tutte le parti, non ci deruba del tempo necessario per fermarci a pensare e per sviluppare le capacità di attenzione?"
Molti adulti nel limbo del "tecnologie si / tecnologie no" si pongono queste domande, si ritrovano di fronte a ragazzini costantemente sottoposti a fenomeni di iperstimolazione; l'attenzione dei giovani non è mai stata messa a dura prova come oggi: in media ognuno di loro riesce a concentrarsi su un compito per non più di sei minuti.
Tutto ciò rende genitori e insegnanti ancora molto dubbiosi sui reali effetti dell'uso quotidiano delle tecnologie, ormai non soltanto nel tempo libero, ma anche nella didattica a scuola e nei compiti a casa.

Foto: Getty Images da WIRED

Una ricerca del 2010 mostrava come i teenager USA dedicassero ai media 7 ore e 38 minuti al giorno e come in questo tempo consumassero invece contenuti per 10 ore e 45 minuti, favoriti dalla possibilità di poter seguire simultaneamente più di un tipo di media.
I ragazzi familiarizzano prima con i media digitali: un terzo dei bambini inglesi tra i tre e i quattro anni va regolarmente online.
Ma che effetti ha l'iperstimolazione sui cervelli dei ragazzi?


Foto: Getty Images da WIRED

L'articolo di Tom Cheshire, associate editor di Wired UK, del 18/12/2013 cerca di chiarire alcuni di questi dubbi, mettendo a confronto diversi studi e alcune teorie contrastanti.

«Dobbiamo smettere di fare dell’allarmismo sulla tecnologia, non solo perché è sbagliato, ma perché è nocivo».
«Stiamo colpevolizzando i giovani rispetto a una parte della loro vita che invece è assolutamente normale».
«A livello istituzionale c’è una certa inerzia. Ma a livello di singole classi stanno sbocciando mille fiori.»
Mettiamo le tecnologie digitali nel cuore dell’istruzione, in modi che sia­no adeguati all’uso che i ragazzini fanno dei media digitali, così i giovanissimi capiranno come sfruttarli al meglio. E per sostenere questa operazione occorrono studi seri. L’iperstimolazione sta modificando lo sviluppo dei ragazzini: dobbiamo scoprire come, e in che modo sfruttare questo fatto per dare loro una carica ulteriore. Con i loro cervelli plastici e adattativi e la loro crescita avvenuta in piena immersione digitale, i bambini di questa generazione potrebbero essere i più brillanti, i più creativi, i più connessi della storia dell’umanità. Aiutiamoli.

Questa la conclusione e l'appello finale di Cheshire che riprende tutti i dubbi sulle attuali generazioni, sul loro modo di gestire i nuovi strumenti digitali e di sviluppare capacità di pensiero critico.

La lettura seppure un po' lunga, è molto interessante.

sabato 14 dicembre 2013

Strategie per genitori di nativi digitali

Strategie per genitori di nativi digitali

Condivido la presentazione realizzata dalla collega Jenny Poletti Riz rivolta ai genitori dei cosiddetti nativi digitali.



Nel prezi tanti consigli, strategie, link utili per tutti quei genitori che desiderano accompagnare i loro figli in un utilizzo sicuro e consapevole dei nuovi strumenti tecnologici, ormai ampiamente utilizzati anche nella didattica e non solo nel tempo libero.



Segnalo anche il nuovo blog di condivisione "Scuola aumentata" sempre della stessa autrice.
http://www.scuolaaumentata.it/

domenica 13 ottobre 2013

I diritti del nativo digitale

Centro Studi Erickson

Di Maria Maura con il patrocinio di Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza


Sempre più video di sensibilizzazione cercano di mettere in guardia bambini e famiglie rispetto ai pericoli delle tecnologie della comunicazione, in particolare di internet.



In questo video 10 diritti dei bambini nativi digitali.



giovedì 26 settembre 2013

"Dentro lo schermo" di Paolo Ferri

"Dentro lo schermo" di Paolo Ferri

Da unacittà.it


Intervista a Paolo Ferri.

I Nativi Digitali incontrano sempre più spesso gli schermi interattivi e questo cambia il loro modo di rappresentarsi il mondo da qui la sfida per gli insegnanti di appassionare i ragazzi più vispi e informati, che tuttavia hanno difficoltà di rielaborazione.



Articolo davvero interessante che spiega come la nascita degli schermi interattivi come mezzi di comunicazione abbia cambiato il nostro modo di apprendere e comunicare. Col vecchio televisore l'unica interazione era l'azione di premere il tasto di accensione, i mezzi di oggi al contrario necessitano della nostra interazione, è il FARE che coinvolge i nostri bambini e li rende protagonisti dei diversi processi.

l’idea è che l’interazione con un contesto culturale che si è trasformato in maniera radicale negli ultimi, diciamo, quindici anni (oggi la tecnologia è onnipresente nelle case e sono diventati tutti schermi interattivi; il meno interattivo, paradossalmente, è quello del computer, che richiede ancora la mediazione del mouse) trasformi proprio non solo le modalità di gioco, ma anche quelle di apprendimento, e in generale il modo in cui i bambini vedono e rappresentano il mondo. O vedono e costruiscono il mondo. Questo in chiave non deterministica, nel senso che serve l’interazione con la macchina, o meglio l’interazione "collaborativa” con la macchina. È difficile vedere un bambino da solo davanti alla console, a meno che non glielo dia il genitore; se li vedi al parco, sono un crocchio attorno alla console o un crocchio attorno al tablet perché così si divertono di più, perché non è che poi i bambini sono cambiati, cioè stare con gli altri gli piace molto di più che stare da soli, che ci sia o che non ci sia la tecnologia. Alcune costanti antropologiche permangono. Infatti, alla domanda: "Qual è la cosa che ti piace di più nel videogioco?”, la risposta è: "Giocare con gli altri miei amici”.l’idea è che l’interazione con un contesto culturale che si è trasformato in maniera radicale negli ultimi, diciamo, quindici anni (oggi la tecnologia è onnipresente nelle case e sono diventati tutti schermi interattivi; il meno interattivo, paradossalmente, è quello del computer, che richiede ancora la mediazione del mouse) trasformi proprio non solo le modalità di gioco, ma anche quelle di apprendimento, e in generale il modo in cui i bambini vedono e rappresentano il mondo. O vedono e costruiscono il mondo. Questo in chiave non deterministica, nel senso che serve l’interazione con la macchina, o meglio l’interazione "collaborativa” con la macchina. È difficile vedere un bambino da solo davanti alla console, a meno che non glielo dia il genitore; se li vedi al parco, sono un crocchio attorno alla console o un crocchio attorno al tablet perché così si divertono di più, perché non è che poi i bambini sono cambiati, cioè stare con gli altri gli piace molto di più che stare da soli, che ci sia o che non ci sia la tecnologia. Alcune costanti antropologiche permangono. Infatti, alla domanda: "Qual è la cosa che ti piace di più nel videogioco?”, la risposta è: "Giocare con gli altri miei amici”.l’idea è che l’interazione con un contesto culturale che si è trasformato in maniera radicale negli ultimi, diciamo, quindici anni (oggi la tecnologia è onnipresente nelle case e sono diventati tutti schermi interattivi; il meno interattivo, paradossalmente, è quello del computer, che richiede ancora la mediazione del mouse) trasformi proprio non solo le modalità di gioco, ma anche quelle di apprendimento, e in generale il modo in cui i bambini vedono e rappresentano il mondo. O vedono e costruiscono il mondo. Questo in chiave non deterministica, nel senso che serve l’interazione con la macchina, o meglio l’interazione "collaborativa” con la macchina. È difficile vedere un bambino da solo davanti alla console, a meno che non glielo dia il genitore; se li vedi al parco, sono un crocchio attorno alla console o un crocchio attorno al tablet perché così si divertono di più, perché non è che poi i bambini sono cambiati, cioè stare con gli altri gli piace molto di più che stare da soli, che ci sia o che non ci sia la tecnologia. Alcune costanti antropologiche permangono. Infatti, alla domanda: "Qual è la cosa che ti piace di più nel videogioco?”, la risposta è: "Giocare con gli altri miei amici”.

venerdì 30 agosto 2013

La scuola del futuro: senza pareti, senza carta e senza classi

Senza pareti, senza carta e senza classi

Dalla Ricerca INDIRE: 5 possibili spazi modularità e ricomposizione

Sintesi delle osservazioni condotte da INDIRE sulle principali realtà europee di edilizia scolastica innovativa. 

Dalle esperienze internazionali: idee, confronti, ricorrenze


La scuola del futuro


La concezione architettonica in questa scuola è l'elemento innovativo in assoluto, oltre ad alcune aule che comunque sono arredate in modo da favorire il lavoro collaborativo e di gruppo, la maggior parte delle attività vengono vissute all'interno di spazi aperti, tanto da definirla una scuola senza pareti.
L'ambiente dunque non è solo uno spazio fisico, ma è soprattutto un atteggiamento.



giovedì 29 agosto 2013

La cittadinanza digitale

La cittadinanza digitale

Di Sandra Troia da GirlGeeklife

"... Da cittadini semplici siamo stati promossi a cittadini digitali
... Quanto siamo veramente consapevoli del fatto che oggi un cittadino non competente nell'uso delle tecnologie dell'informazione e comunicazione può esercitare in modo limitato i propri diritti rispetto ad un cittadino con buone competenze digitali?
La mancanza di competenze digitali oggi, è l'equivalente di ciò che l'analfabetismo ha rappresentato per i nostri nonni e bisnonni!"





mercoledì 28 agosto 2013

Da SoloTablet "Scuola digitale e nuovo anno scolastico: dalla parte degli studenti"

Scuola digitale e nuovo anno scolastico: dalla parte degli studenti


Articolo molto interessante da SoloTablet

"...Il tablet, lo smartphone, la lim, ecc. non sono altro che strumenti, assimilabili a quelli che li hanno preceduti...possono essere permessi o proibiti a seconda delle attività, possono trasformarsi in potenti mezzi per l'accesso a nuova conoscenza e per arricchire le conoscenze che l'insegnante trasferisce allo studente, possono diventare strumento essenziale per l'affermarsi di nuove pratiche didattiche più condivise e collaborative..."